L’individuazione della ricerca pittorica di Carlo
Dezzani è di per sé interessante quanto
curiosa. Se da una parte va immessa come stile
in un settore squisitamente surrealista,
dall,altra deve essere portata in luce (per
l'osservatore) come una costante legata alla
ragione. Il suo lavoro è il riflesso di una
capacità tecnica e di una sensibilità poetica che
si evolve per donarsi ai motivi e all'assiduità
dei diversi attimi dell’espressività. Ma è cosa
certa che le sue ricerche squisitamente
pittoriche rappresentino la risultanza di discese
nell’inconscio, di incursioni nel mondo del
sogno. Carlo Dezzati ha la capacità di riportare
alla ribalta momenti onirici in una narrazione
chiusa e conclusa, che concretizza un altrove
del tutto identificabile. Sogno quindi, e
razionalità. La ragione che vive alla base di
simili
presupposti linguistici potrebbe anche entrare
in rotta di collisione con la irrealtà della
narrazione visiva, che per altro si svolge sovra
un sottofondo di leggera e ottimistica
serenità. Carlo Dezzani è pittore di tradizione
che nella sua libertà interiore e creativa
enuncia una volontà etica, che.lo porta a lottare
contro i fanatismi e le false certezze. Opere
come Alice nnn è più qui pure Dal mare alla
collina sono Paesaggi dell'anima. C'è in lui
anche un atteggiamento leggermente ludico
come in Cercandovi domani oppure come
Ilnfelicemente insieme. Sono rapide
illuminazioni che si direbbe partano dalle
emozioni dellasua infanzia.
La sua espressività poetica si muove su un
piano esclusivamente personale e
soggettivo che sancisce nell'immediatezza di
una visione sintetica ed esplicita,
l’irrimediabile mistero del mondo che ci
circonda. In ogni suo sogno a occhi aperti egli
sembra bussare ai vetri di un suo mondo
trasfigurato, rappresentato con l'energia di un
gesto creativo capace di materializzare
l'immaginario. E non è poco.
PAOLO LEVI
“PASSEGGIANDO NEL SOGNO” è il titolo della
personale di Carlo Dezzani presso
l’Ex Monastero di Villafranca Piemonte, piccolo
gioiello di architettura barocca del
XVIII secolo. Quale altro luogo avrebbe potuto
essere più adatto per ospitare questa
passeggiata visionaria se non uno spazio nel quale
silenzio, bellezza e storia si fondono
in un tempo che pare sospeso? Tra le antiche mura,
dove le opere dell’Artista si
inseriscono con naturalezza, il percorso espositivo è
un viaggio che sfiora mondo
tangibile e immaginazione perché ogni dipinto invita a
soffermarsi e abbandonarsi alla
dimensione onirica, cifra stilistica di Dezzani. Non si
tratta, tuttavia, del sogno inteso
come evasione dal reale, bensì come strumento
privilegiato per accedervi in modo più
profondo. Nelle tele dell’Artista vi sono molti
elementi che ci conducono alla realtà
trasfigurandola: ne è un esempio la scarpa rossa in
primo piano con le ciminiere sullo
sfondo (Flirt in the city), mentre le sagome di due
“animali” che paiono usciti da una
storia illustrata per bambini, amoreggiano a distanza.
Ne In fondo ai pensieri, invece,
le linee rigorose delle pareti di una stanza vengono
ammorbidite dal volo di esili uccelli
che sfuggono alle regole della geometria e si fanno
cielo aprendoci spazi infiniti.
Visioni, simboli, suggestioni evocano la leggerezza
del sogno e al tempo stesso la
profondità della memoria: scuotono, fanno riflettere,
in un certo senso ci disorientano
proprio perché creano un contrasto forte, netto, a
tratti provocatorio. Figure, paesaggi
e architetture emergono da atmosfere sospese dove
la logica lascia spazio all'intuizione
e ogni elemento sembra alludere a un significato
ulteriore.
Il sogno diventa così un linguaggio, una modalità di
conoscenza capace di dare forma
a ciò che sfugge alla razionalità. Le immagini di
Dezzani non raccontano storie lineari,
ma evocano stati d'animo, ricordi, desideri e
strutture simboliche appartenenti
all'esperienza universale. Ogni dipinto si apre come
una soglia, invitando chi osserva
a completarne il significato con la propria sensibilità
e il proprio vissuto.
In questo scambio tra opera e osservatore risiede la
forza della sua pittura: il sogno non
è un luogo in cui rifugiarsi, piuttosto uno spazio di
libertà percettiva dove visibile e
invisibile convivono e l'arte recupera la funzione più
autentica di rendere percepibile
ciò che spesso resta nascosto allo sguardo.
Tale lettura si collega sicuramente a una tradizione
culturale più ampia: da Sigmund
Freud che vedeva nel sogno una via d'accesso ai
contenuti profondi della psiche, fino
a Carl Gustav Jung che vi riconosceva il manifestarsi
di simboli e archetipi universali.
Pur senza ridurre la pittura di Dezzani ad una mera
interpretazione psicologica, il suo
immaginario sembra proprio intrecciarsi con questa
idea del sogno come territorio di
conoscenza e di rivelazione, più che di semplice
e pura fantasia.
Barbara Colombotto Rosso